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Molti problemi manageriali non nascono da una mancanza di competenze, di dati o di strumenti, ma da un livello più profondo: il modo in cui le organizzazioni rappresentano la realtà su cui prendono decisioni.
Strategie inefficaci, uso superficiale dell’intelligenza artificiale, processi decisionali fragili e perdita di responsabilità sono spesso effetti di una scarsa qualità del pensiero, non di una cattiva esecuzione.
Lavoro sul rapporto tra pensiero, decisione e organizzazione.
Mi occupo di psicologia cognitiva applicata al management, di qualità e memoria del pensiero nelle imprese, e degli effetti collaterali che l’intelligenza artificiale introduce nei processi decisionali, nella responsabilità e nella capacità di apprendimento organizzativo.
Il mio lavoro non riguarda l’ottimizzazione dei processi né la diffusione di framework pronti all’uso.
Riguarda le condizioni cognitive che rendono possibili decisioni sensate, strategie durevoli e una reale capacità di orientarsi in contesti complessi e incerti.
Scrivo e lavoro su questi temi in ambito aziendale e culturale.
Ho pubblicato contributi su Harvard Business Review Italia.
Lavoro con chi è disposto a mettere in discussione il modo stesso in cui la propria organizzazione pensa e decide.


Il mio percorso professionale si è sviluppato all’incrocio tra impresa, cultura e ricerca intellettuale autonoma.
Ho lavorato nel tempo come consulente o figura interna in contesti industriali, organizzativi e istituzionali, occupandomi di comunicazione, posizionamento, strategia e dinamiche organizzative.
Parallelamente ho condotto una ricerca indipendente su filosofia, epistemologia, psicologia cognitiva e teoria della conoscenza, osservando le organizzazioni come sistemi cognitivi prima ancora che operativi.
Questa prospettiva ha guidato sia il mio lavoro editoriale sia l’attività nei contesti decisionali.

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